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"Legno dopo
legno, messo in piedi l'uno accanto all'altro, il cumulo
si è alzato come un vulcano in miniatura, che infine è
stato accesso. Si sono levati nell'aria rivoli di fumo
delicati e trasparenti come una via lattea, intorno si è
assiepata la gente per tre giorni e tre sere.
Per tre giorni si è levata nell'aria l'odore
dell'esistenza dei secoli, che in queste sere e con
questa festa se ne è risvegliato il ricordo e il fascino
collettivo....
Si cercava un terreno piano, quasi sempre già usato per
altre cotte, privo di correnti d'aria, poiché il vento
incideva molto sulla riuscita di una buona bruciatura.
Al centro della piazza si poneva un palo a cui si
iniziava ad accostare la legna; prima la più piccola e
la più asciutta in modo da facilitare l'accensione.
Intanto che la pila della legna saliva, il palo,
gradatamente, si sfilava, fino a portarlo alla sommità
della carbonaia.
Composta tutta la catasta questa veniva circondata da
pietre sistemata in modo da lasciare dei piccoli
pertugi, come tanti piccoli camini.
Infine tutta la carbonaia veniva coperta di frasche e di
foglie verdi, sulle quali poi, veniva depositata la
terra, anch'essa, possibilmente già bruciata".
Tratto da: La donna di Carbone. di
Lucia Marcone, Edizioni Andromeda |
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Carbonaia sui
Monti della Laga.
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